venerdì 31 agosto 2012

LYDIA BIONDI, INTERPRETE DEL MOVIMENTO SCENICO

 
LYDIA BIONDI, L’ARTE DELLA GESTUALITÀ NELLO SPAZIO SCENICO
la disponibilità dei grandi al fianco di Spike Lee e Julia Roberts.
La vedremo in SOS BEFANA
di Giuseppe Lorin
Nasce a Livorno, dove studia fino alla maturità. A dieci anni inizia a studiare danza classica. È sempre a Livorno che inizia a fare teatro con il "Centro artistico Il Grattacielo". Prosegue gli studi della danza a Firenze presso la scuola di Daria Collins, mentre ottiene un secondo diploma alla scuola d'arte di Lucca. Si iscrive quindi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove studia scenografia e costume, ma interrompe al terzo anno per iniziare la carriera teatrale come danzatrice classica. 


Negli anni '60 si trasferisce a Roma, dove frequenta, con borsa di studio, il Centro Sperimentale di Cinematografia. È in questo periodo che partecipa attivamente alle sperimentazioni e alle avanguardie teatrali romane, lavorando tra gli altri con Silvano Bussotti, Alvin Curran, Il Gruppo ’63, Dioniso teatro…etc.
Nel 1968 incontra Bernhard De Vries, giovane leader del movimento di contestazione giovanile olandese (Provos), dal quale ha un figlio.
Studia e lavora per lungo tempo con il mimo svizzero Roy Bosier e nel 1979 fonda la prima Scuola di MIMO a Roma, la MTM mimoteatromovimento.

Con l'MTM conduce classi e produce spettacoli in cui è impegnata come attrice. Nel 1981 lascia l'Italia scritturata dalla celebre compagnia dei MUMMENSCHANZ e con loro compie una lunghissima tournée in tutto il mondo.
Rientrata in Italia nel 1985, unisce la sua Associazione MTM con quella del suo Maestro Bosier e da’ vita al TEATRO STUDIO-MTM svolgendo una intensissima attività laboratoriale nel campo della Recitazione e delle Tecniche del movimento.
Da’ la sua collaborazione registica, come coreografa dei movimenti mimici, in Teatri di Prosa e nell'Opera Lirica (Scala di Milano, Opera di Roma, Carlo felice di Genova. Teatro della Maestranza di Siviglia, teatro Cervantes di Malaga, San Carlo di Napoli, Erode Atticus di Atene..etc..).
Lavora in cinema, teatro e televisione con i più grandi registi italiani (Cobelli, Gregoretti, Guicciardini, Giordani, Panici, etc..) e diventa lei stessa regista nella rassegna Spoleto Sperimentale (Treemonischa di Scott Joplin, 1986) a Toronto (Il Malato Immaginario di Moliere, 1990), a Copenhagen (I due gemelli Veneziani di C. Goldoni, 1992), in Calabria (Il Cavalier Maramaldo, teatro per ragazzi 1992), e a Roma per l'ESTATE ROMANA (Giovanna la pazza di A. Carabetta 1996, ) a Spoleto festival 2010 “Studio per un Teatro Clinico”.
Ha condotto laboratori di Teatro e di Commedia dell'Arte negli Stati Uniti, in Colombia, in Canada, in Italia, in Francia in Russia e in Siberia .
È stata aiuto regista di Maurizio Nichetti in "Ho fatto splash"(1989), di Gianni Amelio nel film COSÌ RIDEVANO (Leone d'oro al festival di Venezia 1998) e di Gian Vittorio Baldi in IL TEMPORALE (2000).
È casting director per COSÌ RIDEVANO di Gianni Amelio, LE CHIAVI DI CASA di Gianni Amelio, ANCHE LIBERO VA BENE di Kim Rossi Stuart.
È stata per 11 anni Direttore Artistico della manifestazione FONTANONESTATE Rassegna di Teatro, Musica e Danza tra le più interessanti dell'ESTATE ROMANA (1996/2006), convogliando agli eventi dell’Estate Romana il più alto numero di presenze mai raggiunto per questa manifestazione della cultura dello spettacolo.
Lydia Biondi è il volto noto della televisione nazionale ed ambita dai registi internazionali.
Negli ultimi anni ha preso parte a numerose fiction televisive, tra cui "La Squadra", "Compagni di banco", "Il bello delle donne", "Diritto di difesa","Onore e rispetto", "Il Sangue e la Rosa", "Aldo Moro", “RIS”, “Piper”, “L’Isola”, “Anna e i cinque” “SOS Befana” (queste ultime andranno in onda nel 2011).
Dal 2004 ad oggi, è nel cast italiano scelto da Spike Lee per il suo film "Miracolo a Sant'Anna", è stata Merula, ruolo fisso nella serie “ROME” prodotta dalla HBO, è nel cast di “Letters to Juliet” di Gary Wiennik, con Vanessa Redgrave e di “Mangia, prega, ama” di Ryan Murphy, con Julia Roberts Vive a Roma, ha un figlio, due nipotini e tre cani.
D – La tua disponibilità nel mondo dello spettacolo è ormai sinonimo di sensibilità artistica verso le nuove leve che si affacciano in questa multiforme arte. Un tuo giudizio sulla preparazione attuale di questi giovani?
R – Genericamente parlando, molto scarsa! Ma non è colpa loro, o almeno non è tutta colpa loro. I modelli televisivi inducono a credere che fare l’attore sia facile e lucrativo. Non è così. La nostra società non insegna più ad essere curiosi, a desiderare di crescere e imparare, a conoscere la realtà di ieri, da cui noi tutti proveniamo. Questo genera una estrema superficialità e una grande ignoranza. Per fortuna ci sono molte eccezioni e qualche volta incontro giovani professionisti assai validi e qualche volta, giovani “apprendisti stregoni” intelligenti e pieni di talento. In questi casi mi sento obbligata a cercare di fare qualcosa perché questo non sia sprecato.
D – Quale è il personaggio da te interpretato che ricordi con più rimpianto, con più affetto?
R – Ogni personaggio è in qualche modo parte dell’attore che lo ha interpretato. Forse sarebbe più facile dire quali sono i personaggi che non mi hanno persuaso…spesso per delle regie frettolose o non condivise. Ad ogni modo, l’esperienza con Spike Lee, la ricordo certamente come tra le più interessanti, per il modo di lavorare, per il rispetto del nostro mestiere, per la precisione nell’ ottenere dall’attore quello che il regista desidera. Ma anche, recentemente, il ruolo della Strega cattiva in SOS Befana, che andrà in onda la notte della befana 2011, è stato molto divertente e ben costruito, grazie a Francesco Vicario regista …..e a Irene Pivetti e Lucia Poli e tutti gli altri giovani e meno giovani che vi hanno partecipato
D – Ultimamente hai interpretato la madre nel cortometraggio “In fondo alle scale” di Andrea Di Iorio e Massimiliano Delfino, ti sei riconosciuta in questa interpretazione, quante affinità ci sono con questo ruolo?
R – Pochissime, ma proprio per questo mi sono divertita. Infondo fare l’attore significa vivere, per momenti più o meno lunghi, quello che non si è…
D – Nel tuo lavoro ti muovi attraverso l’agente cinematografico? Quanta importanza ha nel lavoro di un attore un buon agente?
R – Nel corso degli anni ho cambiato moltissimi agenti. Sempre con l’impressione che servissero a poco. Ma da diversi anni ormai sono con una agente, con la quale trovo un proficuo scambio di stima. Mi trovo bene con lei e mi aiuta nel propormi. Cosa che da sola non so fare assolutamente. Sì certo la presenza di un agente è molto importante. Il difficile è trovare quello giusto!
D – Lydia Biondi, maestra della gestualità nello spazio scenico, quanta importanza ha il gesto deciso, asciutto, secco o l’espressione degli occhi in una ripresa cinematografica o in uno spettacolo teatrale?
R – Bhè.. si potrebbe scrivere un libro sull’argomento. L’attore è una sorta di strumento che può produrre mille sonorità diverse. Bisogna saperlo suonare. Niente conta meno o di più di qualcos’altro. Corpo, voce, gesto espressività, verità, ricerca, umiltà, sono tutti fattori imprescindibili dal mestiere dell’attore, o meglio dalla scelta di vita che è “il fare l’attore”.
D – Il regista con il quale vorresti lavorare?
R – In Teatro? Non lo so più. I grandi stanno scomparendo e ancora non si sono chiaramente delineati i nuovi maestri. In cinema? Sono tanti registi che mi piacciono, italiani e non. Certo che la cinematografia inglese e americana porta delle firme con le quali certamente sarei lusingatissima di lavorare.

D – Cosa ricordi della tua infanzia e cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera?

R – Che a otto anni ho formato con una amichetta di scuola e mio cugino, la “compagnia dei piccoli attori”. Io scrivevo i testi, facevo la regia, i costumi, le scene e ci recitavo. Non ho praticamente mai smesso. A chi vuole intraprendere questa carriera posso dire che devono essere davvero molto certi di volerla, perché le delusioni saranno tante, che non devono prendere a modello la banalità di cui siamo circondati che la sola bellezza non serve a niente, che devono arricchirsi come individui, come persone… e quindi come artisti .
Che sappiano essere autocritici. Che si guardino intorno cercando di “vedere”. Di non pensare mai di essere “arrivati”.


Giuseppe Lorin, www.lunico.eu

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